STORIE DAL TAICHI: come curare le mani fredde

Ho sempre avuto mani e piedi gelati, in ogni stagione. Mi consolavo con il detto “Mani fredde cuore caldo”.
Però, durante uno degli  annuali stage di luglio in Francia, Wang Wei Guo – il maestro cinese –  si preoccupò per questa mia anomalia: è come tentare di respirare con le narici chiuse, disse. L’energia non arriva nelle mani, si blocca nel polso e lì muore.
Vale lo stesso per i piedi e per le caviglie, dato che polsi e caviglie si corrispondono – così come si corrispondono le spalle e le anche: se blocchi le spalle non puoi muovere liberamente le anche.
Il discorso non faceva una piega (e le mie mani erano lì a dimostrarlo), ma trovare la soluzione si è rivelato più lungo di quanto potessi prevedere.
Ho dovuto passare attraverso varie scoperte e molti esperimenti, partendo dal primo e basilare: è il corpo che crea il movimento, non la testa.
A seguire, ho imparato che:
  • gli arti hanno articolazioni, e ogni segmento può essere mosso;
  • l’energia va dove va l’intenzione
  • per compiere  il percorso e sperimentarne la verità occorre una dose di pazienza quasi infinita;
  • non esistono scorciatoie;
  • la frustrazione è sempre dietro l’angolo (e a volte anche davanti), ma non bisogna rinunciare;
  • nessuna scoperta è acquisita per sempre: non c’è modo di “metterla in tasca” per salvarla ma è necessario esercitarsi continuamente.

Alcune sembrano ovvietà. Ma tra il dire e il verificare c’è di mezzo il praticare.

 

(testimonianza di una praticante)